CHICAGO FARMER (Flyover Country) ☻☻☻☻
 di Rino 'Pili' Colangelo Iacovella



        

  

  Recensione del  29/03/2020


    

Amicizia, ma anche una collaborazione con i texani della Band of Heathens.
Gordy Quist invita, nel loro studio di registrazione, Cody Diekhoff, fulcro dei Chicago Farmer, nel momento principale dello sviluppo di Flyover Country, e costituisce il preliminare dell'attraversamento di una frontiera anche interiore, oltre la quale tutto può accadere.
Flyover Country è un disco che pulsa a corrente alternata tra americana, rock e una base alt-country, c’è la fiammante bellezza di Indiana Line a metterli in piazza, i Chicago Farmer non mancano mai di ricordarci, come il passato e il presente non siano altro che un'unica stratificazione del tempo.
Si parla di Repubblicani e Democratici, la politica non manca sullo sfondo di racconti dal Midwest, di speranza e sogni di ‘underdogs’, Flyover Country si presenta come una solida massa in Mother Nature's Daughter e All In One Place, il rock come una sostanza isotropa, ma al tempo stesso non è certo impermeabile a qualsiasi altra emozione, ascoltare le parentesi agresti, piccoli gioiellini: $13 Beers, una gran bella versione del classico di Hank Williams, Ramblin' Man, e una Collars per un altro tributo alla gente di piccoli centri rurali, di un soldato che non può tornarsene a casa, gli tocca l’Iraq e le sue contraddizioni.
L’armonica solca fiera Deer In The Sky e con la disamina della working class di Dirtiest Uniform, il folk e il rock sanno come rallentare/accelerare i propri battiti e sanno accogliere sussulti del cuore nella splendida chiusura di The Village Revisited (con nel mezzo, un richiamo alla mitica Midnight Special dei Creedence Clearwater Revival).
Costringono (con infinito piacere) a cercare il dettaglio in Flyover Country e a venire attratto da esso.
Un toccasano per il nostro benessere e per chi ha il cuore e lo Sguardo inaridito dalla vita.