MOJOTHUNDER (Hymns from the Electric Church) ☻☻☻☻
 di Rino 'Pili' Colangelo Iacovella



        

  

  Recensione del  19/12/2022


    

Ora che le acque del rock ristagnano e le menti pure, nell’attraversamento del paesaggio natalizio dove sembra, a tratti, esserne assorbiti, il recupero dell'esordio della band del Kentucky si palesa necessario, con quelle scaglie di rock sudista anni 60’/70’ a incrociare chitarre ed energia.
Hymns from the Electric Church è lì a mantenerci liberi, incoscienti in un esercizio di libertà, da cui arriva quasi per conseguenza logica, la voglia, per non dire il bisogno, di non accettare compromessi, di non accontentarsi del lavoro fatto da altri e di tentare strade nuove, mettendo in gioco se stessi.
I MojoThunder del chitarrista Bryson Willoughby e di Sean Sullivan, voce, chitarra e tastiere, mettono sul piatto un disco versatile, più aperto, più vivace, la realtà si specchia da Jack's Axe e A New Dawn, senza bisogno di scorciatoie sul rock o ansie dimostrative, il rilievo di Blackbird a Fill Me Up è lo sfondo su cui emergono una complessità di relazioni ed espressioni melodiche che collimano nella ballata di Soul.
Babylon, Bulleit e Untitled #69 sono fatte di movimento incessante e di tempo che scorre nel rock, proiettano Hymns from the Electric Church probabilmente verso qualcosa che assomiglia all’ebbrezza del rock nella dimensione collettiva della sua Storia.
I Mjothunder arrivano a generare un lessico familiare, ma al contempo dotato di una sostanza umana propria e peculiare.