CHARLEY CROCKETT (The Man from Waco) ☻☻☻☻
 di Rino 'Pili' Colangelo Iacovella



        

  

  Recensione del  03/11/2022


    

Il cambio alla produzione (Bruce Robison, col suo studio ad Austin) rigenera Charley Crockett e la band The Blue Drifters.
The Man From Waco libera country, errante nel mitico West e nell’american roots liberato dal piano malinconico di The Man from Waco Theme, il perseguimento costante di una decisa espressione autoriale, la palese volontà di rendere questa appetibile pensando a un pubblico non di nicchia.
Come le mette a fuoco tra Time of the Cottonwood Trees e Just Like Honey, in qualche modo, l’interrogarsi continuo su di una dimensione spirituale, metafisica del mondo country old-style danno a The Man From Waco libertà di esprimersi, e le variazioni dal tema quando arrivano non lo sbilanciano, ma lo arricchiscono (timbriche soul/funky I'm Just a Clown e Trinity River ripresa da A Stolen Jewel del 2015).
Percorsi country/tex mex (Black Sedan, Odessa e The Man from Waco) preziosi per come solcano zone che non appartengono a una specificità temporale, ma galleggiano sospese, nel nome delle città Messicane, quelle di Tom Turkey.
Charley Crockett sa regalare nella bella July Jackson anche prospettive che sembrano emergere dalle tele di Vilhelm Hammershøi, per quell’atmosfera pregna di solitudine che nasconde altro, quell’attenzione che porta ai sentimenti umani, specie se femminili, e al contesto anche sociale che le comprende.
Difficile lasciarla andare, vale anche per The Man From Waco.