TYLER BRYANT & THE SHAKEDOWN (Shake the Roots) ☻☻☻☻
 di Rino 'Pili' Colangelo Iacovella



        

  

  Recensione del  03/11/2022


    

Il blues torna a fecondare la musica di Tyler Bryant & The Shakedown, tornano ad un suono essenziale, semplice e asciutto nella forma, ma sa essere teso, tosto e amaro, senza lieto fine.
Shake The Roots respira aria del Sud Americano, in Bare Bones e Ain't None Watered Down ci si cala nello swamp blues, in quello “stato inattuale” arrivano a cogliere alcuni elementi dell’aria del tempo del blues dimenticati nel recente passato.
Restano sincronizzati su sfondi cupi (Ghostrider) con l’attualità, ma non finiscono fuori strada, intercettano spontaneamente alcuni fenomeni del rock (Roots e Off the Rails) e donano a Shake the Roots maggior respiro e melodia, come tra le chitarre in Good Thing.
Ballate immerse nell’hill country mississippi, Hard Learned e la conclusiva Midnight Oil, ne inglobano e ne inghiottono tutti i segni, anche quelli apparentemente più trascurabili in Tennessee, e li fanno poi esplodere come fuochi d’artificio in Shackles.
Tyler Bryant & The Shakedown giocano con Colori e suoni del rock (Sell Yourself), quasi un accumulo indistinto, che stordisce, di un rock/blues contagioso nella sua continua ed efficace contaminazione chitarristica.