MARCUS KING (Young Blood) ☻☻☻☻
 di Rino 'Pili' Colangelo Iacovella



        

  

  Recensione del  01/09/2022


    

Marcus King rompe il giocattolo e trova chitarra e blues rock ad aspettarlo.
Altra pasta rispetto al passato è Young Blood, ma è proprio il passato a tirarlo fuori dal buco, It's Too Late e Lie Lie Lie sbaragliano il campo dai dubbi, certo avere alle spalle Warren Haynes dei Gov’t Mule aiuta (il frontman dei Black Keys, Dan Auerbach, resta attaccato a Marcus King, come nei dischi precedenti), l’aria comunque è diversa, molto diversa..
In Rescue Me la chitarra ribalta la melodia e ce la consegna come oggetto cangiante, come una sostanza instabile entra e dona lucentezza a una splendida Good And Gone, rabbia e frustazione di una donna vengono ricacciate in un quotidiano che non ha vie di fuga.
Colpisce come Marcus King faccia di tutto per non spegnere mai il fuoco del blues, l’anima di un rocker lo tiene acceso, si scoprono melodie accattivanti (Blood On The Tracks, Hard Working Man), la tradizione restituita ad un presente in grado di allargarne gli orizzonti e infondervi sguardi nuovi (Aim High e Whisper).
Marcus King si pone di fronte a ciò che rappresenta la pienezza del rock e del blues e ne svuota il contenuto in Young Blood, ed è come lo fa a restare impresso.