L.R. MARSH (Inside Outlines) ☻☻☻☻
 di Rino 'Pili' Colangelo Iacovella



             

  Recensione del  09/11/2021
    

Potente, muscolare, percussioni e chitarre elettriche sembrano sottratti della loro stessa pesantezza materica, sovraesposti o sottoesposti dall'irradiazione della luce donata dall’australiano L.R. Marsh.
Si mostrano un po' come ombre cinesi, come sagome proiettate e perse sulla molteplicità dei colori accesissimi dello sfondo di Getaway e Living Bad.
Inside Outlines dimostra di saper trattare con mano ferma e sicura lo spazio scenico multiforme del blues/rock, fatto di una molteplicità di punti di vista (Inside Out a Kill A Man a Devil & The Black Dog) perché la realtà di L.R. Marsh è fatta di vuoti, di buchi, a volte di voragini trascinati ordinatamente dalla chitarra.
Quel passo roots, morbido e lugubre che apre lo spazio di Take It Slow, sembra determinarne il movimento stesso delle figure del rock e del blues che si spostano, raggiungono uno spazio elettro-acustico accattivante in Whiskey, Wine & Beer.
Lo abitano e poi lo lasciano in Roll & Tumble, non appena lo spazio in questione abbia esaurito il suo potenziale di influenza su di esse, con la rovente cover finale di un brano di Tom Waits, Goin’ Out West.
I tanti lati positivi di Inside Outlines convergono nel come siano tutti in grado di aprire spazi e strade, che dicono e mostrano ciò che forse non sapevamo.