TK & THE HOLY KNOW-NOTHINGS (The Incredible Heat Machine) ☻☻☻☻
 di Rino 'Pili' Colangelo Iacovella



        

  Recensione del  09/11/2021
    

La magia di Taylor Kingman continua.
Esce dal già sentito, la musica la fa arrivare sulla strada dell’americana posizionandosi ad un incrocio con l’alt.country, The Incredible Heat Machine percorre una linea, poi, a contatto col rock si dimena, allontanandosi, ma non di tanto.
Frankenstein e Serenity Prayer, accensioni ritmiche e riflessioni, un punto di partenza e di arrivo, c'è il bisogno di far passare i vari personaggi descritti da TK & The Holy Know-Nothings tra le strade di città molto colorate.
Questo significa incontrare gente, scontrarsi con la vita ed estrapolare attimi di suggestione (ballate come Hell of a Time) a parentesi che bruciano pensieri e note (I Don't Need Anybody alla muscolare The Incredible Heat Machine) al senso della vita in Bottom of the Bottle.
Il loro è un vagabondaggio senza una apparente meta, solo un itinerario del cuore, l'unico che può tenere uniti i corpi di The Incredible Heat Machine (deliziosa Laid Down & Cried, con l’accensione elettrica di She Wonders come vertice di piacere), a Just the Right Amount che accoglie la presenza dell'uomo senza però porla al centro di tutto, perché il viaggio dei TK & The Holy Know-Nothings è ancora di quelli che si dilatano nella melodia.
Diventa vitale, poi si illumina e si colora della necessità corporale di ascoltare The Incredible Heat Machine.