COLIN LINDEN (bLOW) ☻☻☻☻
 di Rino 'Pili' Colangelo Iacovella



             

  Recensione del  23/10/2021
    

Colin Linden e il blues.
Una lunga serie di incontri avviati dall’infanzia col suo idolo Howlin’ Wolf, ma bLOW è il suo primo disco elettrico, le influenze sono tante, 4 Cars, Until the Heat Leaves Town e Ain't No Shame danno un’idea delle varianti, dal delta ((brutta accoppiata nel gergo quotidiano..), allo swamp al boogie classico, bLOW segue un percorso vario tradotto melodicamente in gradini, si scende sempre di più verso le profondità del cuore delle tenebre del blues in Angel Next to Me e Boogie Let Me Be.
Affascina il viaggio verso il Sud Americano, When I Get to Galilee alla particolare Blow (ricordo di un concerto, uno sgangherato motel e un tornado) fino ai 7 minuti di Change Don't Come Without Pain, non vivono in uno spazio euclideo orientato ma in uno spazio topologico senza distanze, dove l'interno e l'esterno, il qui e ogni altrove, il passato, il presente e il futuro del blues entrano in una sorta di contatto "osmotico".
L’uno-due finale è da incorniciare, la torrida Houston al fascino liberato da Honey on My Tongue, risonanze del rock e del blues che Colin Linden prende molto a cuore.
Spazio che presto o tardi sarà il Vostro, dopo aver ascoltato bLOW.