WILLIE NILE (The Day The Earth Stood Still) ☻☻☻☻
 di Rino 'Pili' Colangelo Iacovella



             

  

  Recensione del  21/09/2021


    

A New York City c’è vita, sempre, con Willie Nile.
Pende dalla parte dell'esistenza proprio quando questa si preparava ad abbandonarci, si riflette nello scoppiettante uno-due di The Day the Earth Stood Still (titolo nel ricordo di uno sci-fi movie degli anni 50) e di Sanctuary, si aprono al rock ‘n’ roll e a un mondo post covid, d’altronde la vita è la più tremenda delle diavolerie, visto che non gli sopravvive neppure il diavolo.
Serve ancora il rock, il nuovo che serve per continuare a vivere, il vecchio per ricordarsi di aver vissuto, e il punto focale è che il vecchio non diventa mai troppo pieno in Where There's A Willie There's A Way, troppo pesante per essere abbandonato in Blood On Your Hands, invece vien da pensare ascoltando Steve Earle e la carica politica che emana: “Caspita, è il solo percorso possibile”.
The Day the Earth Stood Still si aggira per le strade di New York sulla scia della Città Nuda di Jules Dassin (annata 1948), uno dei più significativi film noir americani degli anni '40, fra la gente comune carica Expect Change, Time To Be Great e Off My Medication, tra giochi di ironia, forma trasparente del dubbio, ecco il rock che ne è la forma narrativa.
Le ballate chiudono il cerchio con la gemma finale di Way Of Heart su ciò che è ermetico non perché appositamente nascosto, svelabile e raggiungibile per tappe successive, ma perché inevitabilmente contraddittorio.
Sentimenti non controllabili, sottilmente piacevoli e liberatori e allo stesso tempo dolorosi, inseguimenti discreti, di chi ha paura di perdersi ma non ha più abbastanza energia per amarsi vivamente, trovarsi sulla stessa traiettoria evitandosi per l'abitudine.
Frammenti di certezza nella vita di un gran rocker, Willie Nile.