RED DRESS AMY (Otherwise Peaceful) ☻☻☻☻
 di Rino 'Pili' Colangelo Iacovella



             

  Recensione del  21/09/2021
    

Il rock è fatto così. Chiunque vi avverte ciò che vuole.
L’identità del trio americano di Charlotte non si sottrae a quest0 marchio e i Red Dress Amy se lo cuciono addosso con naturalezza.
Let Me In Or Let Me Go apre a un fronte vorticoso, labirintico vagabondaggio della chitarra elettrica nello spazio e nel tempo delle percussioni, fra strade ipnotiche (One Step Ahead e Stars), corridoi che non hanno uscita nelle ripetizioni di Soul On Fire, si aprono porte e visioni sul presente del rock che si nutre del passato.
Al primo disco tutto si accumula, ricordo e sogno, memoria e desiderio e proprio su questi, il tempo dei sentimenti permette al pensiero di giocare negli 8 minuti della luminosa ballata Too Much Of A Good Thing.
Un mezzo, uno strumento per pilotarne il tempo in una dimensione che acquista spessore nel lungo, adorabile, solo finale, un po’ come Guernica non illustrava solo il quadro di Picasso, lo lasciava emergere dal buio e esplodere come una folgorazione.
Ma Otherwise Peaceful mostra facce diverse, diversificare remando nell’elettrico con grazia (Cheyenne), lasciare che la pervasività del rock resti animata al centro dell'io pensante dei Red Dress Amy (via via più muscolare da Back Where You Are a Medicine Man e la roboante Everywhere).
Lo vampirizzano, risucchiato e reinfilato dentro altra melodia e un altro corpo in un’altra impennata chitarristica affascinante in Delta Waves, Otherwise Peaceful disperde fascino, e quando avviene è un pieno, mai povero, mai banale.