GHOST HOUNDS (A Little Calamity) ☻☻☻
 di Rino 'Pili' Colangelo Iacovella



        

  Recensione del  15/09/2021
    

I Ghost Hounds combattono il tempo da una ventina di anni, il chitarrista Thomas Tull riforma la band nel 2018 e insieme alla voce di Tré Nation e l’altra chitarra di Johnny Baab, ritrovano la strada maestra. Quale?
Il classic rock, quello che impazza fiero da Half My Fault e ascoltando la convincente Between Me and the Devil -con tutte le connessioni possibili con il mito di Robert Johnson, si capisce che con A Little Calamity non leggono e stazionano nel passato.
Non lo sublimano, ma agiscono, si buttano allo sbaraglio con tutto il peso del corpo del rock sulla parola (Good Old Days e ci sta anche prenderla in prestito da Springsteen se il risultato alimenta il fascino immutabile di Thunder Road), i Ghost Hounds fanno a pugni con la vita.
Il sestetto di Pittsburgh macina rock and roll (Sleight of Hand e Little Calamity) e blues (Tears for Another), va contro la concezione della vita come un lungo e faticoso viaggio attraverso una valle di lacrime e di tribolazioni..
Il rock salva la vita, apre a una realtà capace di dare senso e sviluppo, circolano incanalati dentro la densità materiale di Shadowcaster ed End of the Line, visibile, concreto come A Little Calamity.