MIKE ZITO (Resurrection) ☻☻☻☻
 di Rino 'Pili' Colangelo Iacovella



             

  

  Recensione del  11/08/2021


    

È col blues/rock che Mike Zito acquista le ali, che i confini materiali dello spazio scenico di Resurrection si rafforzano.
Mike Zito che attacca con una bella cover di JJ Cale, I’ll Make Love To You con un sax a chiudere, ma lo sfondo tocca alle chitarre dipingerlo.
Spaziano felici in Don't Bring Me Down e Dreaming of You, non sono mai infilate a caso ma sono ben motivate, hanno una loro ragione che le lega a Resurrection.
Ne evidenziano al tempo stesso il carattere, anche quando si tratta di ballate, invitanti come In My Blood e le parole aderiscono a questa posizione.
Lo spazio del blues e del rock viene deformato, piegato e tirato da tutte le parti (Presence of the Lord, You Don't Have Me all’ammaliante When It Rains) diventa un'entità fluida e mutante, della quale Mike Zito si serve per dare compattezza al suo ‘oggetto’ con le corde, alla possibilità di attraversarlo in tante direzioni.
Damned If I Do e Running Man sembrano muoversi come una rovente scheggia del passato e cosa dire poi del finale..
In 12 minuti una cover come Evil di Willie Dixon con un saggio chitarristico di pura bellezza che sfocia in un prolungamento sopraffino in Resurrection, dove il presente, col passato, si confida di continuo.
E questo necessario strabismo consente a Mike Zito di stare dentro il presente in maniera attiva e partecipata, convincendo per la capacità di assorbire e metabolizzare idee di blues e di rock e di impiegarle in un altro, ennesimo, disco bello e accattivante.