BLACK KEYS (Delta Kream) ☻☻☻☻
 di Rino 'Pili' Colangelo Iacovella



             

  Recensione del  01/06/2021
    

La cosa migliore che potessero fare per festeggiare la loro terza decade insieme, un tributo al Mississippi Delta Blues.
I Black Keys (Dan Auerbach e Patrick Carney) con una manciata di covers nel segno di Junior Kimbrough, il resto a R.L. Burnside, ma c’è anche John Lee Hooker e Fred McDowell, si inoltrano in una intensa esplorazione nel tempo del blues, ed è quello giusto a sentire Crawling Kingsnake e Poor Boy A Long Way From Home.
Esiste oggettivamente, non sembra ritrarsi al loro sguardo e infrangersi ai margini di una spontaneità sospesa, multipla, nella quale i corpi della storia del blues galleggiano come redenti finalmente dalle costrizioni delle leggi della gravità (Louise, Stay All Night), sospesi in un limbo dolce e ripetitivo nel quale Delta Kream è condannato (Stay All Night, Mellow Peaches a Coal Black Mattie, alla gran versione di Going Down South).
I Back Keys inseguono costantemente il senso del loro agire, e riescono a regalare continue sorprese (Do The Romp a Sad Days, Lonely Nights), il tempo del Mississippi Delta Blues in Delta Kream è un luogo chiuso, alla Solaris del geniale Tarkovskij, dove è l'inconscio al lavoro.
L'inconscio inarrestabile delle chitarre di Walk With Me, l'inconscio lacero e sanguinante di blues nella splendida Come On And Go With Me.
Potente la forza irrefrenabile della psiche di Delta Kream.