ERIC JOHANSON (Covered Tracks Vol. 1) ☻☻☻☻
 di Rino 'Pili' Colangelo Iacovella



             

  

  Recensione del  29/04/2021


    

Nella casa di New Orleans, Eric Johanson e una manciata di cover da interpretare, ma lungi dal limitarsi a registrare la realtà davanti a sé, la provoca e la ricrea.
Per dare un’idea del percorso di Covered Tracks Vol. 1 vien da associarlo all’apertura del poema lucreziano, ‘hominum divomque voluptas’.
La voluptas è, nella mitologia greco-latina, un attributo convenzionale di Venere (o Afrodite), la dea della bellezza e dell’amore e nella prospettiva epicurea di Lucrezio, la dea è quel “piacere” che costituisce il fine della vita umana.
Ed è la voluptas che circola nelle vene di Covered Tracks Vol. 1..
Con un eccellente lavoro alla chitarra slide, Eric Johanson apre dando nuovo respiro ai Chicago di 25 Or 6 To 4, il brano diventa mosso e leggero, si lascia indietro il passato, si muove verso un altrove tutto da trovare.
Dove stava il rock di Head Like A Hole dei Nine Inch Nails entra a sostituirlo il torbido swamp blues legato alla terra del Mississippi, una strada faticosa e accidentata e invece Eric Johanson ne ribalta il ‘piacere’.
Diventa palese in Oh I Wept dei Free, una gran band troppo bistrattata, adoro la versione originale immersa in quel rock anni '70 che in Covered Tracks Vol. 1 finisce con lo scorrerci dentro e dilagare, il suo sapore è forte, ‘piacevole’ è dir poco, florido per come si riesce a gustarla fino in fondo.
Nel blues si calano magnificamente My Babe di Willie Dixon, Deep Deep Water di Clarence “Gatemouth” Brown, Hard Time Killing Floor Blues di Skip James e ci entra anche Midnight Rider dell’Allman Brothers Band, presente e passato si rincorrono nel tempo, si legano e si fondono assieme.
Attraverso di loro si respirano sapori estremamente ‘piacevoli’, come gli Odori di librerie, di volumi sfogliati, accarezzati, letti in piedi, fra pile di altri libri, eventualmente rubati solo con un silenzioso desiderio.
Eh sì, è proprio quel ‘piacere’ a raggiungervi anche nelle ballate di Feathers And Down dei The Cardigans e di Lovin' In My Baby's Eyes di Taj Mahal, il gioco vincente è tutta nell’emozionante scarto di connotazioni metafìsiche che il solo acustico o elettrico (splendido in House Of The Rising Sun dei The Animals) è in grado di espandere in paesaggi e orizzonti che si dilatano.
Ci sono molte cose che fanno amare Covered Tracks Vol. 1, troppe.
Innanzitutto perché è un disco d'amore.
Non di sentimento: proprio d'amore.
Perché quando scorrono brani e storie, disegnadone nuovi ambienti, lo senti bene che Eric Johanson lo fa perché vuole trasmetterti il suo amore per quelle cose che lui sente necessarie, vitali.
A seguirlo, Covered Tracks Vol. 1, si finisce col creare un legame che lo stesso concetto di 'cover' non riesce a trattenere.
In piedi ad applaudire.