GHALIA VOLT (One Woman Band) ☻☻☻☻
 di Rino 'Pili' Colangelo Iacovella



             

  Recensione del  28/02/2021
    

Sarŕ per l’isolamento forzato da pandemia, ma la belga Ghalia Volt anche da sola, trova il bandolo della matassa.
In One Woman Band, con la slide/cigar box guitar e il piede a calciare le percussioni, ci accompagna in un labirinto di emozioni in cui l'immagine cruda e viscerale del rock/blues gronda senso intimo e colori in bianco-e-nero (Last Minute Packer e Can't Escape).
Registrato in Mississippi, la sospensione passionale al passato di Evil Thoughts e Just One More Time, per come Ghalia Volt si adagia, č vincente, un lavoro alla chitarra di “agitazione” in cui l'archivio immaginifico del blues viene dilatato in una esplosione di senso in Meet Me in My Dreams e Bad Apple, e in cui l'immagine di One Woman Band finisce col rivelare (o forse rilevare) la sua felice collocazione all'interno o all'esterno di tale immaginario in Reap What You Sow.
La chitarra continua a descrivere perimetri concentrici sempre piů stretti attorno agli obbiettivi di Loving Me is a Full Time Job e Espěritu Papŕgo, soprattutto quando rivisita la luce abbagliante di It Hurts Me Too di Elmore James, dove Storia e storie si confondono nel rettangolo (piccolo o grande) costruito da Ghalia Volt.
Ci si trova nel mezzo di un spazio virtualmente infinito, in cui i sentieri del blues/rock non smettono di biforcarsi.