FOX GREEN (The Longest April) ☻☻☻☻
 di Rino 'Pili' Colangelo Iacovella



       

  

  Recensione del  19/02/2021


    

Fox Green e si respira il Sud Americano.
Ha un senso nel loro disco d’esordio, l'orizzonte a cui, ci piaccia o meno, lo vogliamo o meno, siamo assegnati e che, proprio per questo, oltre che assumere possiamo anche attivamente comprendere, cioè elaborare mentre la carica rock di Cloud No. 9 e la nostalgica bellezza di Completely Classified si impossessano in fretta dello sfondo.
Americana, la lingua di The Longest April che viene continuamente masticata, digerita e ricreata da Wade Derden (chitarra e voce) con l’altro chitarrista Cam Patterson, sempre pronti ad accettare melodie che vanno avanti a pendolo: prefissi bucolici intriganti in Every Single One, liberando melodie trasparenti come in The Day Marc Bolan Went to Nashville e in un’altra intensa ballata come Unbound.
The Longest April tende a riempire tutti gli spazi del sottogenere, dando di sé un'impressione di completezza e scorrevolezza quando l’elettrico acquista spessore.
Gioca con i suoi codici tra Running e Another Lonesome Man, li trasgredisce, e impone esso stesso i suoi codici nella sinuosa Can't Wait on the Moon fino alla bellezza straripante di One Road, il corpo melodico dei Fox Green si flette al pari della morale, col tempo del rock, del nostro stesso senso dell'lo.
The Longest April (ballata acustica compresa) caratterizza il sistema singolare dell’autorialità dei Fox Green, quella forza con la quale esso si distacca da codici predefiniti, imponendo coerenza al suo ordine ribaltando stile e melodia in cui è inserito The Longest April anche quando sembra accettarne compunto le coordinate.
Cercate il modo di armonizzare al meglio il tempo? Affidatevi ai Fox Green.