STEVE HILL (Desert Trip) ☻☻☻☻
 di Rino 'Pili' Colangelo Iacovella



             

  Recensione del  04/12/2020
    

Lancette all’indietro, 2016, il chitarrista canadese Steve Hill e un viaggio con amici in California aspettando il Festival di Coachella.
Segnano il futuro tanto da decidere di affittare un camper e continuare il giro, per altre 3 settimane.
Desert Trip è figlio di quelle notti accampato tra la Death Valley, Yosemite e altri mitici luoghi che nell’acustico trovano la giusta collocazione, a coprire la vastità di un viaggio solitario pieno di fascino in Evening Star, I Won't e la splendida Make Believe.
Insieme danno l'opportunità della fuga nella fantasia di spazi enormi (da saggiare come su di un treno, preferibili quelli con la linea lenta a quella veloce, il locale a un Frecciarossa).
Steve Hill dopo la sfavillante carica elettrica dei 3 Solo Recordings, sa rendere grazia anche alla chitarra acustica, le divide magicamente tra Rain, Judgment Day e Gotta Be Strong, Desert Trip vive così di un respiro profondo e dimostra di saper rappresentare quel tipo di vita efficacemente, e senza alcuna retorica.
Tail Lights è la degna chiusura tra le mani di Steve Hill, piccolo gioiello chitarristico come analisi a constatare che esistono altri valori di cui magari non ci si rende conto fino a che qualcuno ci spinge a prenderne atto.
Le sorprese di Desert Trip restano. A lungo.