CHRIS STAPLETON (Starting Over) ☻☻☻☻
 di Rino 'Pili' Colangelo Iacovella



        

  

  Recensione del  22/11/2020


    

Starting Over è inizia a prendere piede un linguaggio che mira alle sensazioni, alla profondità del vissuto, alle atmosfere del cuore.
Tende a rendere meno selvagge le “selve” oscure della coscienza, si nota mentre scorrono inesauste melodie che, nell'arco di una durata prestabilita, fanno da cangiante parete a Starting Over.
Come nel corso di un viaggio in treno (il solo che non ci separa dal contatto con la terra e che non richiede, come l'automobile, una continua attenzione) lasciamo a Chris Stapleton condurci tra rock e ballate introspettive mantenendo l’outlaw country alla giusta distanza, da usare quando utile e lì ci sono sempre belle sorprese (nell’elettrico di Devil Always Made Me Think Twice o nella dolcezza di When I'm With You).
Il rock&country, quello intenso di Arkansas, Hillbilly Blood, avvolge in una calda confezione pregna di umori, odori forti e fa aprire i suoi personaggi all'interno di un mondo crudo e che non ammette punti di ritorno, sa ripresentarsi dal passato nella versione di Worry B Gone di Guy Clark e lasciato lievitare, Starting Over, scrive, fotografa, cuce e ricuce pezzi di vita di Chris Stapleton.
Il lato riflessivo gioca con la psicologia dell’autore, riempie di vita la sfavillante bellezza del ricordo della moglie in Joy Of My Life, cala tutto in un denso sentimento realistico e ci fa correre dietro a un senso anche nella semplicità di un ricordo, del cane scomparso, in Maggie's Song, o nell’altra perla, Old Friends, dove ogni nota brilla per qualcosa di significativo, di commosso, di vero, proprio come quando in You Should Probably Leave raccoglie tutti i pezzi frantumati dell'immaginario di una relazione, e li rimette assieme in un puzzle di rara efficacia, costruendo una melodia vincente.
Nella sferzata elettrica di Whiskey Sunrise, quell’avanti e dietro della chitarra, quell’eterno fluttuare come un mare che copre e che scopre, anche di schiaffi che colpiscono di diritto e di rovescio nel ricordo della tragedia di Las Vegas all’Harvest Festival di Watch You Burn, di realtà passate e presenti, un passato che copre gli errori dell'anima e un presente che ne scopre le ferite profonde.
Chris Stapleton ci conduce in un universo complesso ma facilmente riconoscibile e leggibile nella sua musica, disco dopo disco, così da calcarne le componenti formali di valenze che rimandano alla sua stessa sostanza, cioè a dire al suo significato nel tributo finale di Nashville, TN, un ‘eponimo’, una sorta di faro che la illumina retrospettivamente e ce la restituisce arricchita di ulteriore consapevolezza.
Lasciatevi accompagnare dalla sua ricerca nel tempo e nello spazio dei sentimenti e, qualcosa di più, di un ennesimo gran disco, Starting Over.