LEANDRO DIANA (Dirty Hands And Gravel Roads) ☻☻☻☻
 di Rino 'Pili' Colangelo Iacovella



             

  Recensione del  22/11/2020
    

Il viaggio nell'era meontologica è muto, non sa dirci (quasi) nulla, è un susseguirsi di momenti in cui «l'insufficiente diventa evento» (Goethe, Faust, il finale), ma mettiamolo tra mani e musica di Leandro Diana, musicista/avvocato siciliano di nascita ma milanese d'adozione, e qualcosa di nuovo lo scopriamo.
Le prime avvisaglie dagli outtakes pubblicati nell'EP Accept and Continue dello scorso maggio registrati in solitudine durante il lockdown, ora Dirty Hands and Gravel Roads un viaggio in epoca moderna, fondandolo contraddittoriamente sul desiderio di partire e sulla consapevolezza che si finirà sempre per stare nello stesso posto, dentro se stessi, quale che sia il posto in cui si sta, allora proviamo a godercela la vita.
Lo canta in Changes, brano che vanta una compattezza chitarristica, una coerenza alle influenze americane ‘roots’ (quelle da Nasville al Texas, per intenderci) e un rigore melodico nervoso, ma carico di anima, valgono da soli la solidità di una veridica testimonianza biografica.
Folgorante, contagiosa, bellezza quella di Changes, trasmette quel senso di libertà, di fuga che si avvince in Getaway e le chitarre contribuiscono a dilatare lo spazio quasi in maniera espressionista, gli umori e sapori del rock si spargono come aria di mare che si mescola con la puzza del caos del traffico e tutto il resto, la strada come luogo di sogni immaginari e di dure realtà terribilmente ‘reali’ in Another Gravel Road, incendiarie e nel vero senso della parola in Burn it all Down Again.
La parte riflessiva ha il suo mordente (Be Free a One more Day Alive) dove il rock nasce soprattutto come elemento di sorpasso, superamento di uno stato di quiete e il movimento manipola - ha manipolato - le cose, in questo gioco del tempo Leandro Diana trova altri spunti interessanti (Time is up, Nothing to Say) e mentre il quotidiano avanza, sia noi che la città ci trasformiamo nella conclusiva Tomorrow Again.
Dirty Hands and Gravel Roads ha un ideologia personale, di vitalismo, di amore del vivere dentro le cose, nella vita, nella realtà, delle piccolissime particelle dello spirito di Leandro Diana capaci di liberare la massima essenza di energia e rock a stelle e strisce.