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      OLD 97'S (Twelfth) ☻☻☻☻

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  Recensione del  10/10/2020                 
    

Il quartetto di Dallas, insieme da 27 anni, sa ancora impastare il dolore del presente con la carica dei ricordi del rock&roots made in Texas.
Twelfth ne è espressione, l’incontro di Rhett Miller con gli Old 97’s continua a ripercuotersi nel tempo, mai come adesso lascia un segno, come quel quarterback, Roger Staubach, venerato dalla band, e non solo, da meritarsi la copertina.
11 stagioni a capo dei Dallas Cowboys, Twelfth è più di un riconoscimento o forse la negazione di una fine?
Come per gli Old 97’s il concetto è non piegarsi ai fasti d’un tempo, ma lasciando il segno, col rock, da The Dropouts al retrogusto nostalgico di This House Got Ghosts e I Like You Better, e se non siete del tutto consenzienti al messaggio che ve ne viene dalla deliziosa Turn Off The TV, potete almeno consolarvi con la sua inaspettata compagnia, la stessa che irrora Happy Hour.
Le vertigini chitarristiche di Confessional Boxing sono come immagini notturne e a quella sensazione di disagio urbano, vengono in mente certi polar di Alain Corneau – quel mondo asettico nella sua omologata disumanità-, gli Old 97’s in una specie di succoso frullato che alla fine ha una sua coerenza, mixano la scena rock texana a quella di Diamonds On Neptune, Our Year e la selvaggia Bottle Rocket Baby.
I suoni di Twelfth ci aiutano a vedere gli Old 97's in modo diverso.



     



 

 
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