UNCLE SAL (The American Dream) ☻☻☻☻
 di Rino 'Pili' Colangelo Iacovella



          

  Recensione del  10/09/2020
    

Le idee sono chiare, anche al terzo disco, per il quartetto spagnolo degli Uncle Sal.
Rock e blues a stelle a strisce, lì Banker e Soulman, chitarre e voci, conducono The American Dream tra desideri umani, scavati e tentati dal movimento nel contrappunto di Last Will, la chitarra segue ritmi ripetitivi in una costruzione melodica che tende a vere e proprie linee evolutive.
Iniziano ad allargarsi, avvolgenti in The American Dream e nei rimandi blues di South of Memphis, brani che modulano, privi di qualsiasi punto di riposo tonante, l'effetto benefico di The American Dream.
Le luci del rock classico, anche se su piani differenti, enfatizzano egregiamente gli spazi di Drinkin' Days (Waffle House Blues) e di Rock and Roll Soul, come un vento caldo li copre e ne modifica, ancor più prima di rimostrarsi, una diversa messa in opera e punto di ascolto.
Aggiungiamo un forte simbolismo dei luoghi e dei colori della realtà, serve anche da elemento strutturante tra All the Family Tragic Deaths e tra gli spunti chitarristici, decisamente intriganti, di Snakebite Fever, Full Gray Moon e Station Blues.
Il disco è del 2019, ma quest’ora di musica, dove non si scende mai sotto i 5 minuti a brano, merita di essere riacciuffato.
Unica eccezione ai tempi di The American Dream è la conclusiva Homeless & Drunk.
Ballata acustica dove alcol, la strada e quel girovagare senza fissa dimora si trasformano in flussi acquatici nei quali fare nuotare/sostare il pensiero, anche sugli Uncle Sal, la band lo merita.