ACID MOON AND THE PREGNANT SUN (Speakin' of the Devil) ☻☻☻☻
 di Rino 'Pili' Colangelo Iacovella



          

  Recensione del  10/09/2020
    

Israele.
Difficile a dirsi ascoltando gli Acid Moon And The Pregnant Sun.
Anni ‘60/’70, hippie, chitarre e la jam, classic rock a braccetto con pace, sesso e libertà, eppure parliamo di una terra dai due volti, quella religiosa di Gerusalemme e quella più moderna ‘pseudo-occidentale’ di Tel Aviv.
Speakin’ of The Devil fotografa e riproduce la cronaca quotidiana, ma quale? Non importa, I Love You ha un messaggio che non ha confini e fa da apripista ai luminosi 9 minuti di Speakin' of the Devil, siamo in puro classic rock, brilla come il sole di primavera, quello più tardo, quando trapassa in una dolce estate e gonfia lo spirito anni ’70 e le chitarre di Omer Haviv, Dan Ezra, Ido Bar-Or.
Sono una band ricca (8 elementi) e ben affiatata, piace jammare nei 7 minuti psichedelici di Creatures of the Abyss, lasciare andare il rock in Wide, sapendo creare passaggi introspettivi non banali in Bright Sky at Night, gli Acid Moon And The Pregnant Sun si sobbarcano il peso del passato del rock e lo articolano in modo centrifugo attraverso l’accoppiata finale di 12 minuti, Save Me e la ballata elettrica di Sparrow.
Lasciando da parte le convinzioni politiche dietro cui c’è un preciso atteggiamento morale, gli Acid Moon And The Pregnant Sun e il rock si sovrappongono in una doppia esposizione che li rende indissolubili e reciprocamente determinanti.
Può trattarsi di un circuito vizioso o virtuoso.
Avercene in Italia.