BLUES PILLS (Holy Moly!) ☻☻☻☻
 di Rino 'Pili' Colangelo Iacovella



             

  Recensione del  04/09/2020
    

Politica quanto necessario, il resto è espressione degli alti e bassi della vita, Holy Moly! si colloca giusto lì, nello strappo tra l'individuo e la società, con le sue strutture, le sue leggi, i regolamenti, le sane logiche dei codici civili contrapposte alle persone.
Un identità forte come l’ugola di Elin Larsson, si sprigiona da Proud Woman e la roboante Low Road, virano nel rock, la psichedelia/soul anni ’70, i Blues Pills partono in quarta con il chitarrista Zack Anderson in un magico trip sonoro che sconfina in Dreaming My Life Away.
Le percussioni di Andre Kvarnstrom si poggiano su un set infinito di assoli chitarristici che si ri-genera, fonte di visioni ammalianti anche quando il ritmo sembra addolcirsi (le ballate pronte a incendiarsi, California e Wish I'd Known, di quelle che liberano la testa).
I Blues Pills e il rock, specchio di dissolvenze sui corpi e sul tempo di Rhythm in the Blood e Kiss My Past Goodbye, la voce di Elin Larsson rende visionario l’approccio a Bye Bye Birdy, lo spalma di luci iper-reali, trasforma il rock in un enorme fondale dai cromatismi accecanti e i fondali/trasparenti di Song from a Mourning Dove in un set psichedelico in continua mutazione.
Il colore del rock riaffiora di continuo in Holy Moly!, non è puramente decorativo, è significante ed intimamente legato agli elementi narrativi fino alla ballata di Longest Lasting Friend.
Non resta che lasciarsi trasportare dal carattere dei Blues Pills.