RAY WYLIE HUBBARD (Co-Starring) ☻☻☻☻
 di Rino 'Pili' Colangelo Iacovella



             

  

  Recensione del  31/07/2020


    

Non lasciatevi fuorviare dal titolo, Co-Starring.
Ascoltandolo percepirete qualcosa, come intravedere, improvvisamente, un sottile spiraglio attraverso cui ‘l'opera in questione’ può venir segnata da un percorso interpretativo che dell’album fornisca una comprensione e una soluzione di lettura che permetta di comprenderne le ragioni e le intenzioni.
Firmare con una rinomata casa discografica come la Big Machine e dividere la scena con illustri ospiti, a Ray Wylie Hubbard tutto ciò serviva? Sì, solo per vendere qualche disco in più.
Per il resto, il talento del texano acquisito è talmente cristallino, decenni e decenni, che è francamente inutile soffermarsi sugli ospiti di Co-Starring.
Badiamo al sodo, le canzoni.
Bad Trick regala di colpo quelle affascinanti melodie blues tra swamp&delta music che il troubadour texano sa regalare, quelle di forte fisicità, dove i testi sono sempre capaci di slittare verso/dentro le altre superfici del tipico quotidiano.
Ne dipinge il set con Ringo Starr e la voce di Chris Robinson dei The Black Crowes con i quali Ray Wylie Hubbard costruisce distanze/avvicinamenti alquanto azzeccati, e lo farà con tutti gli altri, riuscendo a creare nei singoli brani, luoghi indifferenziati e sostanzialmente continui fra loro - quasi uno spazio chiuso e centripeto.
Non da poco pensando alla diversità dei ‘Co-Starring’.
Un disco che ha quel raro equilibrio di sospensione nel rock chitarristico (Rock Gods e R.O.C.K.) col blues che torna a manifestarsi e a lasciar vagare la melodia in quel territorio dilatato che è il Mississippi, lì sembra comparire una luce nel buio: lo spiraglio è dato dalla musica, dall’accompagnata con la chitarra che sprigiona bellezza in Fast Left Hand e in Rattlesnake Shakin’ Woman fino allo sguardo coinvolto/libero nella ballata di Mississippi John Hurt.
Il fascino di Co-Starring è costruito anche attraverso una competenza dei luoghi country e delle figure che lo animano in Drink Till I See Double e non ultime, le giuste tonalità roots, intese come massa informe capace d'intima consistenza acustica in Outlaw Blood e nel finale di Hummingbird e The Messenger.
L’ombra di Ray Wylie Hubbard si allunga sempre di più sino ad occupare l'intera immagine di Co-Starring, si sovrappone ad essa e non si confonde con tutto ciò che lo circonda.