HELLBOUND GLORY (Pure Scum) ☻☻☻☻
 di Rino 'Pili' Colangelo Iacovella



        

  Recensione del  28/06/2020
    

Nella scena alt.country Leroy Virgil e gli Hellbound Glory sono una ventata fresca, tradizionale e pimpante.
Pure Scum sotto la guida di Shooter Jennings (si tira dietro anche i musicisti, tra cui Ted Russell Kamp al basso), ci fa scivolare in genuine dosi di sano e grintoso country, l’apertura di Ragged but Alright e l’incendiario sfondo di uno strip club aiuta eccome a tirar su la goduria di Wild Orchid.
Mancano difetti e manchevolezze, Pure Scum cattura in fretta, e commossi da tanta goduria danzerina ci si lascia andare in una sinusoide di (ri)corsi storici, su e giu, tra outlaw country e spiritati honky tonks selvaggi (Loose Slots) gli Hellbound Glory piazzano anche seducenti ballate, vibranti e melodiche (Someone to Use, la cusiosa storia di un coltello in petto dopo pochi mesi di matrimonio di Dial 911, fino a Damned Angel).
Pure Scum si inerpica su una lunga giornata di un malato di scommesse che non ha poi molto su cui contare, quello che ne consegue è ritmo “bastardo”, foriero di debolezze curate con affondi alle chitarre belli e imperfetti come deve essere del sano country, gli Hellbound Glory non si fermano in superficie, Neon Leon è una piccola perla, il sound di una pazza notte di Renowhere a Hank Williams Lifestyle che non è da meno.
Dato il riferimento illustre, coinvolge la delirante chiususa di Duiordie e tutto va a farsi benedire: alcohol e cocaina, una macchina, un incidente.
Da una barriera di lamiera, gli Hellbound Glory scavano dei buchi per passare dall'altra parte, in quello che forse sarà il giardino dell'Eden o forse Eden è solo il nome di un locale dove ascoltare del selvaggio country.
Brillante come Pure Scum.