STEVE EARLE & The DUKES (Ghosts of West Virginia) ☻☻☻
 di Rino 'Pili' Colangelo Iacovella



        

  Recensione del  28/06/2020
    

Dischi a quota 20, c’è ancora aria di protesta.
Steve Earle l’affronta con Parabole (a)morali sul borderline della coscienza americana parlando dell’esplosione della miniera di carbone Upper Big Branch che ha ucciso 29 minatori nel 2010.
I corpi che si sfiorano in Ghosts of West Virginia sono frammenti di tempo del country/bluegrass, si palesano nella schietta disamina di Union, God and Country, sono set ritornanti che trovano punte eccelse in Devil Put the Coal in the Ground, perfetto il solo chitarristico ad affiancare la disamina del lavoratore che si agita in un mondo che, purtroppo, non conosce, e anche la base country sa farsi piacere in John Henry was a Steel Drivin' Man.
I tratti folk di Time is Never on Our Side e quelli rock di It's About Blood dove Steve Earle elenca tutti i nomi delle 29 vittime, si dipanano in un'atmosfera di quotidianità che rende le riflessioni ancor più scottanti, stonano solo i tempi della scelta della ballata, If I Could See Your Face Again affidata alla voce di Eleanor Whitmore, violinista dei Dukes, è fuori sincrono con Ghosts of West Virginia.
Un mezzo passo Falso che non lima il finale della scura Black Lung, lì Steve Earle & The Dukes confermano che hanno ancora musica e soprattutto idee, seppur di un mondo fatuo che non riesce a vedere al di là del proprio naso e della propria inconsistente e agiata esperienza di vita ‘social’.