RICHARD DAVIES & THE DISSIDENTS (Human Traffic) ☻☻☻
 di Rino 'Pili' Colangelo Iacovella



             

  Recensione del  17/06/2020
    

Richard Davies ha un lungo passato tra collaborazioni (The Pretenders ai Radiohead) e in indie bands dal 1990, ha poi inciso un paio di dischi coi The Snakes, Human Traffic è il primo disco che lo vede suonare, cantare e scrivere e insieme ad amici fidati, parlando di se, di altra gente, di vita reale, quella tra alti e bassi, tira fuori da sotto al cappello un bel disco di rock ‘n roll.
Prime positive avvisaglie da Human Traffic, la chitarra inizia a creare cortocircuiti a spasso nel tempo del rock, e raccogliendo spunti, stimoli e novità dalle bands nelle quali si è imbattuto, trova il passo giusto nella trascinante Dennis Way of the Wild e in (Long Road) To Your Heart.
Aggiungiamo quella capacità istintiva di girare nelle strade e negli ambienti del quotidiano, dal vero, fisicamente, arricchisce le ballate elettriche come Heartbeat Smile (ottima cover di Alejandro Escovedo) e dosa i giusti riffs alla chitarra in 21st Century Man ed Echo Road.
La scommessa che sta dietro a questa idea di rock di Richard Davies & The Dissidents è quella di afferrare il fantasma della vita vera e di costringerlo a dichiararsi, scorre in Human Traffic, anche negli ultimi acuti di No Master, No Guide, non abbassa la guardia in Under the Skin e con la ballata finale di No Man's Land, Richard Davies mostra come mettere in scena le sue idee/emozioni/storie.
Ci riesce appieno.