DOLLAR.98 (Living In A Neon Haze) ☻☻☻☻
 di Rino 'Pili' Colangelo Iacovella



     

  Recensione del  30/05/2020
    

Il divario fra la mentalità bucolica e quella cittadina non è diventata una distanza incolmabile per i fratelli Warren dell’Oklahoma.
Nell’outlaw country il confine è sempre da definire, massicce dosi di chitarre e spiritati honky tonks come l’iniziale Give Me Back My Music (That’s Right) raccontano bene Living In a Neon Haze, la Title track ha quella fiammante bellezza come una ballata selvaggia mossa e variopinta, contrappuntata dalle sonorità adeguate, quelle che l’armonica puntella in Once Upon an Oklahoma Sundown.
Un secondo disco altamente godibile per l'uso efficace di spazi agresti illimitati, con tempi melodici ben circoscritti nell’elettrico e con personaggi/situazioni piacevolmente poveri nelle ballate come No Rest for a Sober Mind e non trattenuti in Change My Strings e la deliziosa Middle of a Breakdown.
Costruita sulla sfasatura del Country e del rock, i Dollar.98 sanno sempre trovare un punto di equilibrio anche quando alzano ‘polvere’ in Dust & Bones, nervi esposti alla luce delle chitarre, ma anche quando al dolore si accompagnano i violini, la base di Ruined Life colpisce e va a segno, Living In a Neon Haze continua a farlo fino alla decorosa chiusura di How ‘Bout You? (compresa la bonus track live Don’t the Girls All Get Prettier at Closing Time).
Non c’è mai un freno alla voglia di ascoltarlo, piacere con nessun segno di cedimento.