WILLIE NILE (New York At Night) ☻☻☻☻
 di Rino 'Pili' Colangelo Iacovella



             

  Recensione del  21/05/2020
    

New York City, atto d’amore per Willie Nile da 40 anni, anche al 13° disco, fonte d’ispirazione che ha un merito anche in New York At Night per il modo in cui riesce a consumare il rock ‘n roll con efficace disinvoltura.
New York Rockin ne inizia a parlare in modo passionale, il rock si riversa nelle strade e la palla, anzi il disco, passa alla squadra di Hockey, possiede una sua vigorosa tenuta come quella di The Backstreet Slide, e i suoi netti confini fanno da baricentro, anche narrativo, nel pensiero della ballata Doors Of Paradise e di Under This Roof.
Ascoltando la dolce melodia che sale da Lost And Lonely World, si percepisce il senso di gente che sopravvive, che trova d'istinto una linea di galleggiamento (anche quasi senza volere o capirne il perché), e il rock aiuta, spinge The Fool Who Drank The Ocean e tra simbolismi e sentimenti, le storie di Willie Nile resistono a qualsiasi ‘catarsi poetica’ e seppur il termine del viaggio non produca chissà quali ricompense, segna punti cardini in New York At Night: spicca la bellezza di A Little Bit Of Love, la tenacia chitarristica di Surrender The Moon, Downtown Girl e la stessa New York At Night.
L’ottimismo è l’ultimo segno in Run Free, allo stesso tempo è sfasato temporalmente nel rock, Willie Nile corre veloce tra i luoghi che percorre e che mostra in New York At Night, un ‘signor’ disco che emana un grande calore e comunica quella rara e salutare sensazione di vitalità insita nel rock.