LUCINDA WILLIAMS (Good Souls Better Angels) ☻☻☻☻
 di Rino 'Pili' Colangelo Iacovella



             

  

  Recensione del  15/05/2020


    

In Good Souls Better Angels la vita pone ostacoli ma offre anche diverse possibilità, non sopporta né rispetta destinazioni, mete e scopi predeterminati, permette anzi talvolta un rovesciamento inatteso di prospettive tale da lasciare interdetti.
Lucinda Williams inizia a calarsi su desertiche strade americane dove regnano cattive notizie, relazioni che vanno a farsi benedire, brutti ricordi e gente ancora più brutta, dentro e fuori, poi c’è la politica e i problemi del clima e gli effetti che scatenano entrambi, alimentano turbolenze scure e oppressive che si riflettono nelle acide chitarre, dall’iniziale You Can't Rule Me a Bad News Blues, e qui gioca un ruolo fondamentale Stuart Mathis e la band, Buick 6.
Lasciando che con la sua sfuggente aggressività s'impossessi di Good Souls Better Angels, sale la rabbia in Bone of Contention e Down Past the Bottom, splendida protagonista nella protesta a un mondo corrotto in Man Without a Soul, plasma il malessere della depressione in un'altra perla come Big Black Train, ne definisce la sconfitta nella vorticosa e brutale disamina di una donna in fuga da una relazione violenta in Wakin' Up.
Quel violino che aggiunge quel retrogusto country a Pray the Devil Back to Hell, ha impulsi lugubri e pensieri che si ammassano (anche nella ballata Shadows & Doubts): l'andare e il restare, tra il proiettarsi in avanti e l'ancorarsi al presente, lasciando sfumare sullo sfondo, alle spalle, tra le coordinate di un magnetico solo alla chitarra, un passato invisibile e forse sublimato da un sordo dolore.
I Diavoli e la fede nel Signore si aggirano in Big Rotator, sono interessati a John the Revelator, la scena è apocalittica, la melodia tosta e il rapporto del segno della fede con il suo senso diventa allora un rapporto critico.
C'è il segno, ma il suo senso è sprofondato.
Il segno si pone come frammento, runa, rovina e la preghiera finale, Good Souls, quindi non è rivolta a un Dio, è una richiesta di aiuto perché i tempi difficili possano finire e anche se Lucinda Williams l’ha scritta quando il Covid-19 non era ancora all’orizzonte, sembra delineare una speranza su quali saranno le porte che dovranno restare definitivamente chiuse.
Good Souls Better Angels è come quei libri non ancora chiusi e le poche pagine che rimangono sono tuttora stipate delle sorprese del sentimento e del ricordo (del rock).