PEACE MACHINE (Golden Velvet) ☻☻☻☻
 di Rino 'Pili' Colangelo Iacovella



             

  

  Recensione del  26/04/2020


    

I Peace Machine sono un trio austriaco al disco d’esordio, blues e rock dominano la ‘strada’ di Golden Velvet: non è un luogo ambiguo perché difficilmente definibile, perché anonimo: la splendida A Love Song è come un segmento fantastico che lega su di essa blocchi di realtà differenti.
Golden Velvet su di essa sembra essere in una continua fuga, perché mai fermo, Phill Torres, voce e chitarra, non lascia nemmeno i testi “fuori” di essa, la chitarra elettrica divampa in Golden Velvet, la title track.
Si fa amare quando è sottoposta ai continui (e mai uguali) assoli su un verifica mai incerta della memoria del rock, del tempo del blues, morbido in When It Rains, che via via cresce e deflagra come in Spells And Potions, perfetto per la capacità di farsi Continente di una certa propensione ad esprimere (anche ironicamente) stati di smarrimento nella solitudine quotidiana.
In questo Peace Machine sembra tutto uno slittare di piani di realtà, il rock sale e avvolge Time Flies By, la chitarra prende i sentimenti e li mette al “lavoro” in primissimo piano attraverso lunghe parentesi incantatrici, angoli del rock in cui gli stati d'animo, le sensazioni, scivolano via e noi dietro a seguirle negli affascinanti blocchi strumentali di Our Shadows Collide.
Occhio di riguardo al blues che si diffonde tra i 10 minuti di So Bad, sinuoso e avvolgente, utile come mai in questo periodo, per non soccombere di fronte al procedere di quel cieco rullo compressore costituito dalla chiacchiera coalizzata del patetico ‘restoacasa’ di chi può permetterselo.
I Peace Machine schierano in campo l’ironia sull’amore, una degna cavalcata chitarristica capace di coprire e occupare il vuoto post Covid-19, sperando che non sia quel vuoto a inghiottirci.
Il Viaggio di Golden Velvet ha ancora sussulti, di quelli capaci di crescere in peso col passare dei minuti nel tosto finale: prima All Night Long e poi nel sentito omaggio alla leggenda del blues, Robert Johnson, con la mitica Crossroads, risultando tanto intensa quanto più essa appare remota.
Se è vero che ci aspettano momenti difficili, e difficili saranno i rapporti che andremo ad intrattenere, che la musica sia un intrusa.
E quella dei Peace Machine fa al caso nostro.