ADAM KARCH (Everything Can Change) ☻☻☻☻
 di Rino 'Pili' Colangelo Iacovella



             

  Recensione del  26/02/2020
    

I confini di spazio e tempo dei dischi precedenti si stringono intorno a Everything Can Change, il nuovo disco di Adam Karch.
Ha lo stesso passo, brani originali e covers da ribaltare alla chitarra tra acustico ed elettrico, ma il tutto è studiato, creato, amato nelle dimensioni di quello spazio e tempo, legato al folk/americana e all’amato blues.
Le metamorfosi melodiche di Everything Can Change sono come documenti che conservano un po' il sapore e il profumo delle cose, magari datate, ma capaci di rievocare o far immaginare momenti del passato.
A capo sempre di un trio, Adam Karch sa come offrire la sua musica, affascina l’approccio che sale da It's your Song al passo riflessivo dentro l'involucro del blues che ha una forza non indifferente in Preachin' Blues (Up Jumped the Devil) e di rapporti fra corpi e base elettrica continuamente ribadita in Bitter Harvest, After Midnight e anche Fair Verona Blues.
Guardando all'essenziale ma sperimentando senza mai dimenticare chi lo ha preceduto, i tratti autoriali enfatizzati anche dalla base elettrica si ritrovano così In the Wintertime, si ampliano i percorsi alla chitarra, i territori solcati restano suggestivi (Everything Can Change alla strumentale in 2 parti, Porch Groove (Sunday Morning e Saturday evening)).
Quando poi fissa uno spazio: un terreno battuto dalla malinconia, il modo in cui la mette in luce nella ballata Life, ci rende partecipe non solo della melodia.
Ma il motore di Everything Can Change è il talento di Adam Karch.