TRIGGER HIPPY (Full Circle & Then Some) ☻☻☻☻
 di Rino 'Pili' Colangelo Iacovella



             

  Recensione del  07/12/2019
    

I Trigger Hippy cambiano, a 5 anni dall’esordio non ci sono più Joan Osborne e Jackie Green, ed essendo per lo più solisti, non hanno creato nessun problema al cambio con il chitarrista della Band of Heathens, Ed Jurdi e la cantante che suona anche il sax, Amber Woodhouse (in alcuni brani, c’è anche Sadler Vaden, chitarra della 400 Unit di Jason Isbell).
A tessere le file del gruppo restano Steve Gorman e il bassista Nick Govrick e loro spingono per mischiare melodie tra roots / americana / rock e seppur in Full Circle & Then Some regna l’eclettismo, la melodia è sempre avvolgente e mai di maniera, Don't Wanna Bring You Down e Strung out on the Pain, la voce di Ed Jurdy dà un bell’aiuto alla consistenza dei Trigger Hippy, di nuovo pronti a distinguersi.
Fa sì che diventi modulazione in Full Circle & Then Some, la strumentazione segna gli 8 minuti di Born to Be Blue, nella coda di The Door e Long Lost Friend, possiamo anche avere un principio di vertigine in Low Down Country Song, ma in fondo è quella vertigine che noi proviamo ad affacciarci su un paesaggio lontano sotto di noi, e che nonostante la lontananza, ci invita ad un avvicinamento.
Val la pena avvicinarsi ai Trigger Hippy, Full Circle & Then Some, la Title track e anche Dandelion, bruciano in una fiamma d'effetto, la ballata Goddamn Hurricane aiuta ad abbassare le proprie difese, rassicurati dalla distanza colmata nella conclusiva Paving the Road dai Trigger Hippy: creano, tra marcati guizzi d'originalità, un universo nel quale determinano la règle du jeu, ne prevedono le varianti, le oscillazioni possibili.
Un bel mondo quello dei Trigger Hippy.