
Restano spavaldi i
Black Crowes, grinta e rock ‘n’ roll (l’avvio di
Profane Prophecy), ma il bello di
A Pound of Feathers è che sa ascoltare e aspettare il rock.
È quella capacità di attendere, che i fratelli Rich e Chris Robinson, al decimo disco, sanno mostrare brillantemente in
Pharmacy Chronicles e nel cambio di ritmo di
Eros Blues.
Decadi di sano Rock ben racchiuse in
Do the Parasite! e Blood Red Regrets, lavorano soprattutto col tempo della melodia, stilizzano i minuti, bloccano l’attimo e lo fanno ripartire (deliziosa
You Call This a Good Time?)
I Black Crowes chiudono su un’emozione che è un interrogativo (
Doomsday Doggerel), sul sentimento incerto del Rock che riporta indietro il tempo per ricrearlo.