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      DAVID CHILDERS & THE SERPENTS (Interstate Lullaby) ••••

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  Recensione del  14/02/2020             
    

Canzoni registrate tra il 2018 e il 2019 su un nastro inciso nel soggiorno del produttore Dolphus Ramseur, Carolina del Nord, il songwriter David Childers sulla breccia dagli anni '90, avvocato, poeta e pittore, la passione per la musica, dal rock ‘n roll, al folk e americana degli ultimi tempi.
Interstate Lullaby ha lo spirito errante, un bricolage di suoni e luci che non dovrebbero più sorprendere nessuno e invece il passo ‘roots’ di Flow on River e lo spirito da ‘rocker’ delizioso di No Pool Hall, mettono in risalto melodie accattivanti su storie di sentimenti in movimento, di cuori in cerca di collocazione.
Lo spirito agreste di Camp Latta Shuffle e di Key in Her Pocket o quello da folksinger di Edge of Town e Streets of Nashville fanno risaltare Interstate Lullaby come una zona emersa che mai si abbasserà fino a scendere di livello, a tenerlo su anche l’armonica, a tener testa al racconto di The Young Drunk, David Childers usa personaggi per quel che sono, senza insisistere troppo su cosa ricordano, ma senza neppure dimenticarli.
Slittamenti tra un dentro e un fuori della realtà, le geometrie di un quotidiano, ballate di americana di un certo peso con Summer is Done e nel finale regala una Twilight Road con una marcia bella spedita, coinvolgente, e l’ottima Farewell to Indiana tanto da poter sancire che Interstate Lullaby è un disco che nei suoi momenti migliori ha lavorato in profondità, su corde intime, in un felice rapporto a due tra sguardo e cuore.
Un piacere ritrovare David Childers.



     



 

 
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