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      DEWOLFF (Tascam Tapes) ••••

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  Recensione del  16/01/2020                 
    

Il nuovo album dei DeWolff è stato registrato ‘on the road’ per meno di 50 dollari, lo trovate scritto sulla copertina di Tascam Tapes.
Il trio olandese decide di sperimentare e lo registrano tra le pause del loro tour su un Tascam 4 Track Cassette Recorder degli anni ’80, naturalmente senza batteria (difficile farla entrare nel loro pullmino, ci entra al massimo la chitarra), pre-registrando i suoni di Luka van de Poel.
Col fratello, il cantante Pablo, aggiungono parentesi elettro-psichedeliche, percorsi sperimentali che stranamente non zavorrano l’idea dei DeWolff e Tascam Tapes seppur comprime il rock in un formato valigia, sa farsi valere: l’avvio/chiusura di Northpole Blues e aggiungendo l’armonica in Life in a Fish Tank, nel mezzo si inoltrano in spazi che aprono a intriganti percezioni (Nothing's Changing, Blood Meridian II, Made it to 27 e Let it Fly).
Le inclinazioni funky nella ballata It Ain't Easy non sono nuove, tagliate amabilmente dalla chitarra che è lì, con uno splendido solo, a ricostruire spazi che credevamo saldi (anche sul finale di Love is Such a Waste), ma in Tascam Tapes non c’è mai assenza di un centro, la ballata di Am I Losing My Mind sentenzia, consapevolmente, un moto di ricerca, non cede alle lusinghe della banalità e ambisce primariamente ad essere ammesso in una discografia (7 dischi) per come racconta i DeWolff.
Tascam Tapes è un disco da percorrere senza fare progetti.
Vi sorprenderà.



     



 

 
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