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      STEVE EARLE (Townes) •••

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  Recensione del  01/06/2009             
    

Dopo la parantesi newyorchese di Washington Square Serenade, Steve Earle torna in Texas per un’atto d’amore alla leggenda di Townes Van Zandt. Un tributo di quindici canzoni scelte tra quelle che ama di più e che non rispecchiano certo tutte le più belle, anche perchè ci vorrebbero più di un disco. Con il contributo della moglie Allison Moorer e di suo figlio Justin Townes con la chitarra di Tom Morello dei Rage Against the Machine, Steve Earle riprende il discorso del bel documentario Be Here to Love Me dove davanti alle telecamere raccontava l’amore per il songwriter in continua lotta con i suoi demoni che lo hanno portato alla morte, ma anche se l’idea di fondo è nobile il risultato è contradditorio.
La voce e le ballate di Townes difficilmente possono trovare la stessa struggente malinconia delle canzoni originali, ecco perché Earle cerca di rivestirle completamente –quando è possibile- ed il country e il bluegrass non sempre riescono nell’intento ma quando trova la luce giusta Steve porta alla ribalta le angosce di Townes Van Zandt, e alla fine credo che Steve Earle abbia voluto questo disco principalmente per se stesso, per ritornare sulla retta via, quella che i fans non riesco più a decifrare, quel piacere di fare musica fregandosene sempre del parere del pubblico (e giustamente!)
Disco elettro-acustico che si apre con la dolcezza di un’indimenticabile Pancho and Lefty e si capisce immediatamente che è preferibile non confrontarle con le versioni originali, meglio soffermarsi sul alcune delle “sue” riletture: ecco la splendida White Freightliner Blues tirata a lucido e immersa nelle tinte del bluegrass tanto da far pensare al periodo con i The Mountain, il bluesy di Where I Lead Me e No Place to Fall sono molto convincenti al contrario della terribile Lungs con Tom Morello che si danna nelle retrovie…
La famiglia lo aiuta al momento giusto, dalla moglie che entra in scena nel country soffuso di Loretta, bene anche Rake o con l’altro duetto con il figlio nell’intensa Mr. Mudd and Mr. Gold con la chiusura perfetta sempre con la moglie di To Live is to Fly. Non resta che andare a ripescare le incisioni originali perché questo è il messaggio contenuto in Townes mentre Steve chiude il sipario con il suo pensiero/verità: "Townes Van Zandt is the best songwriter in the whole world, and I'll stand on Bob Dylan's coffee table in my cowboy boots and say that."






 

 
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