
La vita in movimento, la libertà,
Ryan Bingham tra la gente normale di cui brulica la provincia americana, desolata e sconfinata, così diversa dall’America dei grattacieli in cartolina.
Un’America quella di
They Call Us The Lucky Ones, insospettabile e sospetta, dove lo sporco sotto il tappeto si confonde con la polvere che invade certe strade del Sud, ben alzata nel ficcante, chitarristico, torbido e ruvido tempo di
Let the Big Dog Eat e I Got a Feelin'.
Per lo più sono ballate tra folk/country & americana (preziose
The Lucky Ones e Americana), dove spunta l’armonica,
Twist the Knife, il tragitto percorso coi
Texas Gentlemen è pieno di spinte in avanti tipico delle ‘road songs’.
Tema conduttore di un racconto abbastanza identificabile e contornabile anche tra la bellezza di
Blue Skies e la chiusura di I'm a Goin' Nowhere.
Potrebbero essere anche affreschi che all’improvviso si movimentano, è il bello della musica di Ryan Bingham.