LUKE WINSLOW-KING (If These Walls Could Talk) ☻☻☻☻
 di Rino 'Pili' Colangelo Iacovella



             

  

  Recensione del  08/06/2022


    

Luke Winslow-King mantiene un’identità tra rock, folk e sapori del Sud Americano osservati con gli occhi di un viaggiatore, perchè queste vignette di vita non sono altro che finestre su luoghi e persone che li hanno abitati e che vivono anche in loro assenza.
Un giro di amici strumentisti tra cui l’italiano, il chitarrista Roberto Luti, Slow Sunday June apre alle sorprese, è come avere sul fondo il mare, la sua liquidità fatta di rock (Winds of Aragón e la tosta Have a Ball), lo scorrere dell’acqua e le onde, nel loro infrangersi sulla battigia in un andirivieni continuo, come la vita e la sua mutevolezza in un’apparente tranquillità solcata in Honeycomb e quella gran ballata di If These Walls Could Talk.
Luke Winslow-King è ancora capace di entrare nello spazio dei sentimenti e di essere in grado di comprenderlo (deliziose Don't Tell Me I Don't Love You e Love At First Sight), comprenderlo, e saperlo raccontare e suonare (Lissa's Song).
Alle rive del Mississippi blues ci si avvicina perchè risucchiati (Watch Me Change) e si abbandonano, se vogliamo, per la poesia finale liberata da Leaves Turn Brown.
Come quando si è di fronte a uno spazio naturale, utile a concatenare in pezzi If These Walls Could Talk seguendo un ordine lineare, onde ottenere un effetto autentico di trasparenza.