FLINTLOCK ANNIE (Moonshine Sin) ☻☻☻
 di Rino 'Pili' Colangelo Iacovella



        

  Recensione del  30/01/2022
    

In una prospettiva economico-sociale post pandemia dagli echi non facilmente circoscrivibili, il debutto dei Flintlock Annie è lì pronto a distrarre con scene da smoky bars, dove il whiskey costa meno dell’acqua e pimpanti honky tonk che tirano in ballo i boots.. quelli smossi da Absent Cowboy.
Il duo (Daniel Parrish e DeAnna Verneau) disegna una geografia dei sentimenti seguendo le ascisse e le ordinate di un posto vivido e concreto in Write a Letter e Beautiful Nothing, mostrano di saper dare forma e sviluppo a linee di tensione capaci di portare i personaggi di Preacher Man e Pawnshop Payday a dare fondo alle risorse dell’outlaw country.
La musica dei Flintlock Annie rincorre scene agresti che giocano a cambiare tono spesso e volentieri, un ritmo accattivante si allarga a macchia d’olio anche in 400 Hells e War Boys e sentori western si prestano perfettamente alle metafore di Moonshine Sin.
Materiale per svagarsi ce n’è, imboccano strade che continuano ad avere spunti chitarristici efficaci nelle ballate Somewhere Alabama e Stop Singing, a chiudere un disco in cui val la pena vagabondare.