SETH LEE JONES (Flathead) ☻☻☻
 di Rino 'Pili' Colangelo Iacovella



             

  Recensione del  21/09/2021
    

Da Tulsa, Oklahoma, la maestria alla slide guitar di Seth Lee Jones, si cala nelle viscere del blues e libera l’energia dal Mississippi nel rispetto della tradizione con una lunga serie di covers che solcano Flathead.
Un percorso che è molto di più di un semplice tributo, sgorga impetuoso da I Can't Be Satisfied di Muddy Waters, all’essere riflessivo in Half a Mind, la chitarra seleziona i percorsi, appassionati, con ottime intuizione in Driving Wheel e It Was Rainin', Seth Lee Jones ne dilata il fascino, se ne scoprono nuove movenze con le ridondanze del blues/rock e per come le accompagna con la voce.
Moving Me (Way Too Fast) a You Gonna Wreck My Life di Howlin’ Wolf, monta in sequenza il blues, la chitarra richiama la biblica inondazione del Mississippi del 1927, interessò più di settantamila chilometri quadrati di terra e costrinse alla migrazione milioni di abitanti in prevalenza di colore, determinando tra l’altro l’esportazione al nord del cosiddetto Delta blues.
Flathead deborda, è un pezzo di storia, la splendida Tulsa Time di Don Williams e ripresa anche da Eric Clapton, è un brano che si tira dietro anche le speranze delle terre del Texas, per chiudere con il ricordo di Ray Charles di Mary Ann, con le misture funky e il contributo alla chitarra di Mike Satawake.
Altro che semplice tributo, Flathead resta e riscalda da morto e da VIVO.