STEEL WOODS (All of Your Stones) ☻☻☻☻
 di Rino 'Pili' Colangelo Iacovella



             

  

  Recensione del  01/06/2021


    

L'ordine dei frammenti di quotidianità appare “casuale” nel terzo disco The Steel Woods, così come accade nella vita reale (l’improvvisa scomparsa del chitarrista Jason “Rowdy” Cope per complicazioni di salute legati al diabete).
All of Your Stones non attutisce la carica sudista della band, ma colma una distanza con Jason “Rowdy” Cope e ricompone gli squilibri dovuti alla sua assenza con continui rimandi a parole scritte che diventano il Suo di testamento, brano dopo brano, e insieme agli acuti -come sempre incisivi- alla chitarra elettrica, diventano attimi che si perdono e si rincorrono in tutto All of Your Stones.
Basti pensare a Out of the Blue e You're Cold, quella carica sbrigativa e sfacciatamente provocatoria del rock che rilasciano, l’intro al pianoforte, la voce di Wes Bayliss, You Never Came Home sembra immaginare il mondo come un territorio sentimentale le cui delimitazioni si riconoscono solo in virtù delle differenti temporalità che lo abitano, cambi di ritmo a riformulare in profondità il concetto stesso del rock.
Ecco allora ballate che raccontano il dolore, da Old Pal, scritta su un migliore amico morto e sulle lacrime versate, a Run on Ahead che permette ora, a distanza di tempo, la possibilità di confrontarsi più liberamente con la realtà, partendo dalle coordinate indolori di chi le ha scritte.
I 7 minuti della splendida cover di I Need You dei Lynyrd Skynyrd’s (cantata con Ashley Monroe), introduce l’amore che incontra il rock, i The Steel Woods si nutrono di entrambi questi miti, nelle loro mani diventa qualcosa di ubriacante, di selvaggiamente, spudoratamente, vigorosamente bello, aggiungiamo la supplica di una madre a suo figlio di stare attento in Baby Slow Down, al cuore di Aiming for You fino alla bellezza rilasciata in chiusura da All of Your Stones.
Non si può fuggire il/dal tempo.
Il tempo abita i corpi di All of Your Stones e i sentimenti dei The Steel Woods.
La memoria del tempo, e quindi il suo inesorabile scorrere, segna di conseguenza anche le loro (e nostre) relazioni, insieme “costretti” in questo modo a riconoscersi come appartenenti al mondo di Jason “Rowdy” Cope, ad esistere, donando un futuro ai The Steel Woods..