MAGNOLIA BAYOU (Strange Place) ☻☻☻
 di Rino 'Pili' Colangelo Iacovella



             

  Recensione del  20/10/2020
    

Mississippi e sano rock da far crescere tra melodie anni ’70.
‘Un'arte’ che deve continuare ad affermare la sua “moralità” al di là della vita, la quale non ha un senso tanto definitivo (ars longa, vita brevis, è il caso di dirlo).
A queste due dimensioni mirano i Magnolia Bayou, le riempiono con un suono muscolare enfatizzabile solamente attraverso le gradazioni del blues/rock, il che è, alla fine, ciò che intendono perseguire Andrew Fulton, voce, e Dylan Palmiero alla chitarra, quando si ascoltano Dig Deep e Sleepin' in the Dog House.
Strange Place raccorda, con un ritmo nervoso e concitato, brani che non sembrano soggiacere ad alcuno stile collaudato ma in grado di favorire la concentrazione dell'attenzione dell’ascoltatore, pungolato a dovere da Sugarspell, Hands in the Dirt e Preachin' Blues.
I Magnolia Bayou corrono e quando si fermano è solo per trovare instabili posizioni adatte alle luce, spesso fuori-fuoco, sovraesposte o sottoesposte, delle chitarre.
Riascoltare Hurricane, una cover che apprezzai nella versione della Band of Heathens, di un testo come sopravvivenza, insomma; dove il blues e il rock nella versione dei Magnolia Bayou, sono come antidoti al silenzio opaco della morte.
Con gli angoli elettro-acustici di Tupelo e l'ultima sferzata della roboante Thieves, Strange Place prende facilmente possesso dello spazio e del tempo che rimane.
Il Mississippi continua a regalare sorprese.