ROSE CITY BAND (Summerlong) ☻☻☻☻
 di Rino 'Pili' Colangelo Iacovella



             

  

  Recensione del  07/06/2020


    

Portland e Ripley Johnson non lavorano mai a caso nel progetto Rose City Band.
Il pregevole esordio omonimo trova ancora più raggio d’azione in Summerlong, lo fa con una leggerezza non del tutto sconosciuta ad ascoltare la bellezza dell’iniziale Only Lonely e di Empty Bottles.
Le chitarre steel amano, cercano di colmare il vuoto da cui si sentono invase, si avvicinano al vuoto, ancora più profondo in Summerlong, che sta oltre l'amore e il desiderio.
Spazi psichedelici si mischiano alle melodie terrene, country, sulle strade infinite del rock della West Coast, e i giorni scuri sanno allora trovare speranza, sprizza in Real Long Gone e Morning Light, invade col ritmo e la scrittura lo spazio esistenziale dei Rose City Band e da esso in successione lasciarsi sommergere nella ballata di Floating Out, con un tono riflessivo diluito a volte in una lentezza ben cadenzata e mai pleonastica all’uso dell’elettrico.
I risultati parlano con coerenza di un confronto col Rock di matrice classica, condotto alla luce di una “purezza” desueti nel succolento finale: splendidi i 12 minuti divisi tra la fuga chitarristica in Reno Shuffle, la base del sogno di Summerlong inseguito concentrando quel fuoco su coordinate ritornanti in Wee Hours >, lavorando nel solco del non sempre definibile nei recinti mai austeri di Wildflowers.
Summerlong, la scoperta dell'abisso cui ci si affaccia tenendo dietro il desiderio.