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      LUTHER BLACK AND THE COLD HARD FACTS ☻☻☻

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  Recensione del  22/04/2020                 
    

Lo spirito errante di anime solitarie, di diavoli, fantasmi e ‘lost highways’, dietro l’esordio dei Luther Black and the Cold Hard Facts c’è il 59enne Rick Wagner, porta con se esperienze di vite tra Rock aspri e ballate profonde.
Tutto parte proprio da quel 59, a rappresentare un approccio intimista, ma siamo sempre al di qua dello scivolamento nella psicologia dei loro personaggi, lo si ribadisce in Proof e World Won't Wait, entrambe pregne d'una nostalgia che ci affascina e che ci viene perfettamente, irrimediabilmente trasmessa.
Con le vibrazioni di The Ghost that's Chasing Me e la carica sferzante di Trouble, Luther Black and the Cold Hard Facts ci consente l'avvicinamento a storie che si distendono dense e tuttavia dilatate dal rock, senza una temporalità melodica che possa contenerle o guidarle in Under the Influence of Love, o senza essere da essa definita come luogo nel quale deporre la propria anima per essere tranquillo e certo, di una custodia sicura.
Backroads viaggia libera, fa sentire la sua voce quando le passioni e i sentimenti chiedono la parola in Hold You in my Arms Tonight, reclamano un libero fluire, che alla fine è lo stesso che invocano le ballate Lonesome Valley Blues e soprattutto Prisoner of the Bottle, quello di essere rivelate laddove i testi non sempre sono in grado di farlo.
Visioni dalle highways americane che riusciranno a raggiungervi.



     



 

 
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