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      DEAN ALEXANDER (Devil Man’s Blues) ••••

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  Recensione del  16/11/2019                 
    

Raccontare di quella notte quando scappò dalla finestra dei suoi nonni, chitarra nella mano, per andare a suonare al vicino Oscar’s Bar nella rurale West Virginia, dà un’idea di quello che voleva il futuro songwriter Dean Alexander.
È la storia di Devil Man’s Blues, la title-track, folk/rock e americana che si allarga e riesce in pochi brani a prendere quota, con l’armonica a dare corda alla eloquente I Got Wine e la più ‘morbida’ Paint Chips, ma Dean Alexander è capace in entrambi i casi a strappare l’ascoltatore dalle sue consuetudini fruitive e lo trasporta in un altrove dell’American Music.
Sa usare la penna, lo dimostra in A Breath Away e in Different Kind of Same, storia autobiografica, una sorellastra, un padre che spesso lo sceriffo lo accompagnava a casa perché troppo ubriaco, una scoperta tardiva, ma che accresce famiglia e il cuore, quel cuore che può essere di vetro, che si spezza sotto il peso dei dolori antichi e recenti, ma che dopotutto si può incollare.
Ascoltare la melodia tentacolare di El Camino e ancora l’armonica, sempre decisiva, in un’altra ‘roots ballad’ di spessore come One More for The Road a confermare un’impressione: se Devil Man’s Blues fosse durato 50 minuti, ne avremmo goduto di più.



     



 

 
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