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      MAGPIE SALUTE (High Water II) ••••

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  Recensione del  12/11/2019                 
    

I Black Crowes sono dietro l’angolo, le voci di una 'reunion' sono insistenti, allora questo secondo capitolo dei Magpie Salute dove lo si inserisce? Scritto a Nashville nella stessa sessione del Primo capitolo meno un paio di canzoni registrate durante il tour dello scorso anno, una decisione che sembra la conseguenza a un progetto fermentato da tempo, ma su di un palco è come una roccia vulcanica la cui forma prima di fissarsi definitivamente è ancora pronta a sgretolarsi o deformarsi.
High Water II è ancora meglio del primo episodio, Rich Robinson e Marc Ford mettono su di un piedistallo l’american classic rock, così puro da ripensare quel linguaggio in una diversa fruibilità, dove tempi, ritmi, angolazioni (le toste Sooner Or Later e Leave It All Behind, i sentori corali anni ’70 di Gimme Something) sono modi del racconto di High Water II che possono essere solo quelli di una grande rock ‘n roll band a sentire come le interferenze dei fiati di In Here, ne esaltino il piacere.
La parentesi elettro-acustica di You And I, A Mirror raggiunge Mother Storm fino alla conclusiva Where Is This Place, non sembra, ma mira a integrarne l'espressivita in un insieme di cui le chitarre sono la manifestazione privilegiata, che Turn It Around e Doesn't Really Matter palesano in un rock di stampo classico che non ha la presunzione né la debolezza di volere piacere a tutti, ma l'onestà di selezionare il pubblico, e quello dei ‘Corvi’ non aspetta altro.



     



 

 
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