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      VALLEY AUTHORITY ••••

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  Recensione del  19/10/2019                 
    

La pedal steel squarcia la quiete di Pluto, l'introduzione a una ballata che prende corpo fino a ribaltarsi completamente, rivelando nel crescendo ritmico delle percussioni un dinamismo potente, ed è il segreto nell’esordio dei Valley Authority.
Dal Tennessee emerge un flusso melodico immerso tra la malinconia di peccatori con amori naufragati agli honky tonks selvaggi, in puro outlaw country, guidati dal frontman Caleb Slade Johnson e da Good to You si aprono "schegge di sentimento" filtrate da un sensibilità tutta americana, dalla storia di una donna e i suoi sogni all’honky tonk pastoso di Working for The Man, lavorare duro per tentare di condurre una vita onesta, filosofia country di impatto come la storia di Back off Track tra pistole, boots e vita agreste o di Can't Win for Losing.
Ai Valley Authority sembrano importare molto i dettagli, i piccoli ordigni di ogni giorno, che non la mitologia del “movimento”, le ballate sono una garanzia ma c’è anche la chitarra elettrica, marchia efficacemente Song for You, Shovel e la tosta chiusura di I Gotta Know, si pone come l'elemento dotato di maggiore lucidità tra guizzi bucolici che restano intriganti, “rubano” immagini di rock e sanno come dilatarle, farle scivolare in una «quotidianità» di scrittura che nei tempi di Valley Authority si mantiene sempre pulsante.



     



 

 
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