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      DEAD SOUTH (Sugar & Joy) •••½

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  Recensione del  19/10/2019                 
    

Sugar & Joy dimostra che il “normalizzarsi” nel bluegrass e nell’alt. country significa trasformarsi semplicemente in differenza, è quello che contraddistingue i canadesi Dead South.
Sono in pista dal 2012, con mandolino, cello, chitarre e banjo, c'è il ritorno di Colton Crawford che nel 2015 aveva lasciato la band, i Dead South sono dotati di una sensibilità fortemente legata al bluegrass che si traduce in un incombente senso di malessere in Diamond Ring, brano che racconta la storia di uomo alla ricerca della sua amata per donarle un anello, ma con la pistola tra le mani aprendo a una narrazione tra il gotico e il bucolico dei primi del 20° secolo.
Un approccio melodico originale, i bluegrass spiritati sono pronti a stop repentini (Blue Trash e Snake Man Pt. 1 e 2) e poi le ballate come la tenebrosa Black Lung, il duro lavorare in una miniera di carbone o la triste storia di Broken Cowboy, nel delirio di una strumentazione che appare sparisce e riappare, vitalizzata fra una nota e l'altra, una storia e l’altra, dentro un'immagine e l'altra, da una canzone all'altra, ecco Crawdaddy Served Cold e l’uragano sullo sfondo di una folgorante Spaghetti, reminiscenza di Ennio Morricone, gli Spaghetti Western ovvio.
Si colora di un'ombra malinconica, triste, pensosa, quelle che si lega a una delle tante leggi di Murphy che dice: «Sorridi, domani sarà peggio..» è senza dubbio una delle divise di Sugar & Joy, ma il piacere di ascoltarlo non cambia mai.



     



 

 
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