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      HEATHEN SONS (Born To Lose) ••••

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  Recensione del  11/10/2019                 
    

Born to Lose è come una fotografia che predilige la penombra e i colori freddi quando racconta storie dure e crude, la realtà è anche più dolorosa per il frontman degli Heathen Sons (la scomparsa di un familiare) ma non è un lavoro che punta diritto agli inferi, l’inafferrabile, gelida e oscura potenza liberata nell’intensità di Waiting For A Sign e Corn Fed Blue, magmatiche e dense, semplici eppur stratificate nel rock, nel ragionare sul deperire dell’umano, e sul suo incendiarsi come una fiammella nella notte, ha molte più facce di quelle finora espresse.
Non solo metaforicamente nel secondo disco degli Heathen Sons, Joshua Huggins da una piccola cittadina della Georgia trova a Nashville il modo di incidere un Ep e li conduce all’esordio omonimo del 2017, il southern & classic Rock si apre all’american roots, entrano in scena le ballate e non ci sono tentennamenti, si prendono più di uno spicchio del fascino di Born to Lose (Day By Day, Lions e Outlaws And Gypsies, con nel finale When We Were Younger e Born To Lose dove gli Heathen Sons si concedono uno spazio di espressione, senza sottrarre punti a quelli finora registrati da Born To Lose).
Il resto è un saggio mix, dove il ritmo sale alla stessa velocità della corale bellezza di Wilder e Pocket Full Of Pennies, anche nella più marcata River Low, Born To Lose è un disco di sana American Music, rock e cantautorato che ha la stessa importanza catartica e maieutica di un libro, in un momento come quello attuale in cui si legge sempre meno.
Ecco, Born To Lose è una scelta controcorrente, soprattutto meritevole.



     



 

 
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